un omaggio a Anna May Wong

Negli USA hanno recentemente dedicato una moneta ad Anna May Wong, la famosa attrice di origine cinese che raggiunse una grande popolarità grazie ai tantissimi film in cui aveva recitato.

Ma se il riconoscimento testimonia la fama raggiunta nell’industria dei sogni hollywodiana, la sua carriera è stata caratterizzata dal costante tentativo di rompere quelle barriere che la relegavano in ruoli stereotipati.

Nata nella Chinatown di Los Angeles da genitori cinesi, Anna May Wong si interessò di recitazione fin da giovanissima, quando, quattordicenne, saltava la scuola per andare al cinema o sui set cinematografici per vedere come si realizzavano i film che tanto amava vedere e che poi cercava di rivivere quando, tornata a casa, cercava di rifare le mosse degli attori davanti allo specchio.

La passione per la recitazione la portò quindi a perseguire la carriera di attrice abbandonando gli studi liceali, nonostante il parere negativo dei propri genitori.

Per capire quanto fosse forte la sua determinazione, bisogna infatti ricordare che i personaggi orientali erano generalmente interpretati da attori o attrici bianchi truccati secondo l’usanza dello “yellow face”, ovvero sottoponendo gli attori a dei trucchi pesanti per farli assomigliare a cinesi.

Quindi, per la giovane aspirante attrice, non era affatto scontato poter ottenere una parte in una paese in cui ancora vigevano leggi segregazioniste nei confronti dei cinesi.

Le sue qualità recitative e la sua espressività, particolarmente apprezzate nel cinema ancora muto, le permisero di ottenere una parte importante nel film “Il ladro di Baghdad”.

Una produzione con un budget molto ricco in cui la sedicenne Anna May ebbe modo di farsi notare, ma anche di farsi criticare in famiglia a causa dei costumi di scena, molto audaci per l’epoca.

La sua ’eleganza e l’evoluzione della moda permisero alla giovane attrice di essere considerata negli anni venti e trenta una delle icone della moda, al punto che nel 1934 venne acclamata dalla Mayfair Mannequin Society di New York la donna meglio vestita del mondo.

Questi successi però non erano sufficienti per compensare la sua frustrazione per essere relegata in ruoli molto stereotipati, fatto che la portò a cercare in Europa delle opportunità che non sarebbe riuscita a trovare nella gabbia dorata di Hollywood.

Iniziò quindi a viaggiare in Europa dove ottenne delle parti da protagonista, per esempio in “Piccadilly”, un film noir muto, in cui si farà apprezzare per le sue doti di ballerina.

Nei suoi viaggi in Europa avrà modo di imparare il francese e il tedesco, lingue che userà professionalmente, e conoscerà Marlene Dietrich, di cui diventerà grande amica e con cui reciterà nel film “Shanghai Express”.

Nonostante il suo status di diva Anna May soffrirà una bruciante delusione quando, per il film “La buona terra” tratto dall’omonimo libro di Pearl S. Buck e ambientato in Cina, le viene preferita un’attrice tedesca truccata da cinese.

Nell’anno seguente decide di visitare il suo villaggio di origine in Cina e di dedicarsi allo studio della lingua e della cultura di origine, legame che la porterà a tralasciare la sua carriera cinematografica durante gli anni della guerra per focalizzarsi invece in attività di supporto al suo paese di origine nella guerra di resistenza al Giappone.

Riprende la sua carriera negli anni ‘50, lavorando soprattutto in televisione, dove avrà una serie televisiva come protagonista in “The gallery of madame Liu Tsong”.

I ruoli che aveva ricoperto rimandano a personaggi abbastanza stereotipati, spesso accostati alla donna orientale come la dragon lady spietata seduttrice o la ingenua vittima, ma pur con le limitazioni delle parti affidatele era riuscita a dare uno spessore contribuendo a rompere con l’usanza dello yellow face nell’industria cinematografica e aprendo quindi la strada a tutte le artiste che sono riuscite a farsi strada nell’industria dello spettacolo in America e non solo.

Quindi vedere quel viso diventato iconico nel corso dei decenni è sicuramente un risultato non solo alla sua opera, ma anche per la creazione di una identità che è un mix tra Oriente e Occidente.

4 commenti su “un omaggio a Anna May Wong”

  1. Sapevo del grande attore Mei Lanfang che si era fatto crescere i baffi per non dover recitare agli invasori giapponesi ma non sapevo della Wong che aveva smesso per un pezzo per fare l’attivista. grazie Wong per aver scritto su Wong

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